Bolkestein: cosa succede ?

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L’ultimo intervento normativo in materia di Bolkestein stabilisce che “Al fine di garantire che le procedure per l’assegnazione delle concessioni di commercio su aree pubbliche siano realizzate in un contesto temporale e regolatorio omogeneo, il termine delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore della presente disposizione e con scadenza anteriore al 31 dicembre 2020 è prorogato fino a tale data”.

Occorre, al riguardo, premettere che il Decreto legge 2016, n. 244, (cosiddetto “Decreto Milleproroghe”), aveva già disposto la proroga al 31 dicembre 2018 del termine di validità delle concessioni per l’esercizio del commercio su aree pubbliche. Esso prevedeva inoltre che “Le amministrazioni interessate, che non vi abbiano già provveduto, devono pertanto avviare le procedure di selezione pubblica, nel rispetto della vigente normativa dello Stato e delle Regioni, al fine del rilascio delle nuove concessioni entro la suddetta data”.

Il 25 maggio 2017 la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome aveva quindi approvato un Documento di chiarimenti, in cui si affermava che “i procedimenti già avviati antecedentemente all’entrata in vigore del DL n. 244/2016 possono essere portati a regolare conclusione e lo stesso può avvenire per quelli avviati dopo l’entrata in vigore del medesimo, con l’unico vincolo della loro conclusione entro il 31 dicembre 2018 e dell’efficacia delle concessioni rilasciate a seguito delle selezioni a partire dal 1° gennaio 2019”.

In sostanza, la proroga che era stata stabilita fino al 31 dicembre 2018 era solamente una proroga e nulla stabiliva sui criteri, che quindi dovevano rimanere gli stessi della Intesa della Conferenza Stato-Regioni

Le novità introdotte dalla “Legge di Bilancio 2018” non prevedono soltanto un differimento al 31 dicembre 2020 ma stabiliscono inoltre che le amministrazioni interessate prevedono, anche in deroga a quanto disposto dall’articolo 16 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n.  59:

  • specifiche modalità di assegnazione per coloro che, nell’ultimo biennio, hanno direttamente utilizzato le concessioni quale unica o prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare;

e che

  • con Intesa sancita in sede di Conferenza Unificata vengano conseguentemente integrati i criteri previsti dall’Intesa 5 luglio 2012, stabilendo  altresì,  ai  fini  della garanzia della concorrenza nel settore, il numero massimo di posteggi complessivamente assegnabili ad un medesimo soggetto  giuridico,  sia nella medesima area sia in diverse aree, mercatali e non mercatali.

Se ne deduce che fino a quando la Conferenza Unificata non adeguerà l’Intesa del 5 luglio 2012, inserendovi nuovi criteri i Comuni interessati non potranno tenere selezioni per l’assegnazione delle concessioni di posteggio, poiché queste farebbero riferimento a criteri superati.

Quindi, mentre il DL n. 244/2016 non aveva fatto altro che spostare al 31 dicembre 2018 la validità delle concessioni in scadenza a maggio e luglio 2017, fermo restando che le selezioni avrebbero benissimo potuto tenersi, non essendo previste nuove regole, oggi, al contrario, nessuna selezione potrà tenersi fino a quando:

  • non intervenga la modifica dell’Intesa da parte della Conferenza Unificata;
  • le Regioni non ne prendano atto con propri nuovi provvedimenti;
  • i Comuni non indìcano nuove selezioni sulla base delle nuove regole.

Ma quindi cosa comportano queste nuove regole?

 

  1. Il riferimento alle “specifiche modalità di assegnazione per coloro che, nell’ultimo biennio, hanno direttamente utilizzato le concessioni quale unica o prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare” comporterà probabilmente (ma per scoprire “come” si dovrà attendere la modifica dell’Intesa) una previa valutazione di tipo economico, che dovrà “convincere” le amministrazioni aggiudicanti del fatto che il soggetto che concorre per l’assegnazione di quel posteggio ha tratto da esso, nell’ultimo biennio, l’unica o prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare.

Si aprono quindi scenari complessi, in cui certamente chi eserciti altre attività, commerciali o meno, dovrà sforzarsi di dimostrare che comunque i ricavi derivanti dall’attività esercitata nel posteggio per cui concorre è per lui l’unica o prevalente fonte di reddito.

Indubbiamente ciò fa scadere l’esercizio del commercio su aree pubbliche da attività imprenditoriale avente una propria dignità, pari a quella di qualsiasi altra forma di commercio, ad “attività di sussistenza”, poiché solo dimostrando che dal lavoro sul posteggio messo a bando traggono il reddito sufficiente a vivere i soggetti titolari di concessione potranno vedersi riconoscere la priorità atta ad assicurargli la prospettiva della riassegnazione di quel posteggio.

  1. Ciò è ancora più evidente se si considera che l’Intesa verrà modificata con riferimento al numero massimo di posteggi complessivamente assegnabili ad un medesimo soggetto giuridico non solo nella medesima area mercatale (come finora l’Intesa prevedeva), ma anche in diverse aree, mercatali e non mercatali.

La cosa renderà prevedibilmente più difficile poter contare sulla titolarità (o sul possesso) di più concessioni di posteggio nell’ambito dello stesso Comune o anche di più Comuni, poiché la tendenza sarà presumibilmente quella di consentire all’operatore commerciale, al massimo, di poter completare le giornate lavorative della settimana.

  1. Ovviamente le regole che verranno previste dalla Conferenza Unificata modificando l’Intesa porteranno ad una drastica riduzione del fenomeno degli “affitti d’azienda”, poiché diverrà difficile (se non addirittura impossibile) reintestarsi autorizzazione e concessione date in affitto per poter poi partecipare alla gara e riottenere il titolo (al fine di poter poi stipulare un nuovo contratto di affitto), in quanto per contare sulla priorità occorre dimostrare che da quella concessione il titolare ha tratto, nell’ultimo biennio, l’esclusiva o prevalente fonte di reddito, ciò che per chi dà in affitto un’azienda è improbabile.

Uno scenario ancora più complesso si apre con riferimento a quelle concessioni che già siano state assegnate sulla base di selezioni tenutesi in alcune Regioni nel 2017 e che (secondo quanto previsto dal DL n. 244/2016 e confermato dal Documento di chiarimenti della Conferenza delle Regioni) dovrebbero avere valenza a far data dal 1° gennaio 2019.

Il risultato di quelle selezioni non dovrebbe a nostro avviso essere messo in discussione, essendosi le medesime tenute sulla base di valide regole. Né si può pensare che le stesse concessioni vengano assegnate non più dal 1° gennaio 2019 ma dal 1° gennaio 2021, poiché la proroga disposta dalla legge di Bilancio 2018 per le concessioni in essere alla data di entrata in vigore della legge medesima (1° gennaio 2018) e con scadenza anteriore al 31 dicembre 2020 è stata concessa al fine di garantire che le procedure per l’assegnazione delle concessioni di commercio su aree pubbliche siano realizzate in un contesto regolatorio omogeneo, cosa che non vale per le concessioni assegnate in relazione alle selezioni già tenutesi nel 2017, con regole diverse da quelle che saranno applicate in futuro.

 

Ma dall’applicazione di tali regole deriva la conseguenza che alcuni soggetti hanno ottenuto le proprie concessioni senza dover dimostrare che da esse traggono l’esclusiva o prevalente fonte di reddito; inoltre tali soggetti potrebbero risultare titolari di un numero di concessioni nella stessa area non più ammesso dall’Intesa modificata.

Tutto ciò potrebbe essere causa di contenziosi, i quali potrebbero ulteriormente ingessare il settore finché non si riesca a trovare una soluzione legislativa che allo stato attuale appare imponderabile.

Un ultimo concetto da evidenziare è la conferma dell’applicazione della Direttiva Bolkestein: il fatto che le norme inserite nella legge di Bilancio 2018 facciano riferimento all’Intesa del 5 luglio 2012 e ad assegnazioni delle concessioni “anche in deroga a quanto disposto dall’art. 16 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n.  59” non fa altro che confermare che la Direttiva n. 123/2006 rimane applicabile e con essa il principio che nell’assegnazione delle concessioni in essere “non possono essere accordati vantaggi al prestatore uscente o ad altre persone, ancorché giustificati da particolari legami con il primo” (tranne ovviamente quelle priorità che sono riconosciute nell’Intesa, attualmente da modificare).