Confesercenti scende in piazza con gli imprenditori del terziario

manifestazione terziario

Imprenditori e liberi professionisti sono scesi oggi in piazza Dante per dare vita, come annunciato, alla manifestazione organizzata da Confcommercio e Confesercenti Grosseto.
“Salviamo le imprese” è il grido unanime che si è alzato dalla simbolica catena umana, formata intorno alla statua del Canapone.

L’obiettivo: chiedere al Governo maggiore attenzione nella gestione dell’emergenza Coronavirus, che dopo un anno di Dpcm, zone a colori e restrizioni o chiusure delle attività, è ormai diventata anche un’emergenza economica sempre più drammatica.

Nel pieno rispetto delle normative di sicurezza, i cinquanta imprenditori presenti stamani, provenienti da tutta la provincia, hanno rappresentato le numerose categorie del terziario, dai negozi di abbigliamento e oggettistica ai ristoranti, dai locali da ballo alle agenzie di viaggio, dalle guide turistiche agli agenti di commercio, dagli albergatori ai gioiellieri, stabilimenti balneari, fioristi ecc.

A coordinare la mobilitazione, i vertici delle due associazioni di categoria, i presidenti di Confcommercio Carla Palmieri e di Confesercenti Giovanni Caso, insieme ai rispettivi direttori Gabriella Orlando e Gloria Faragli.

In piedi, uno accanto all’altro, si sono presi simbolicamente per mano, stringendo una lunga fascia tricolore.

L’iniziativa si è svolta in contemporanea in tutte le città toscane e si è conclusa con la consegna di un documento al Prefetto di Grosseto contenente le richieste delle due associazioni di categoria, con la preghiera di farsi interprete a livello nazionale della necessità di una diversa gestione dell’emergenza pandemica.

Nel documento si legge “Siamo fortemente preoccupati non solo per il futuro delle nostre imprese ma anche per quello dell’occupazione, soprattutto alla luce dell’eventuale sblocco al divieto dei licenziamenti. Non comprendiamo perché, di tutti i settori economici esistenti, solo il terziario sia stato colpito così duramente dalle restrizioni e dalle chiusure. Negli ultimi dodici mesi, mentre interi comparti del terziario sono stati completamente bloccati (si vedano le palestre, i cinema, i teatri, le discoteche, il settore degli eventi) o possono lavorare solo a singhiozzo e a regime ridotto (ad esempio, i pubblici esercizi o i negozi di moda), imprese di altri settori sono rimaste ferme solo per poco più di 15 giorni. Come se il pericolo di assembramenti e contagi riguardasse esclusivamente le aziende ed i lavoratori del terziario. Lo Stato non può scaricare sulle nostre spalle tutto il peso di una situazione drammatica, come se la diffusione del contagio dipendesse dalla nostra attività. Se così fosse, la pandemia sarebbe già conclusa da tempo, invece i contagi continuano anche quando le nostre aziende sono chiuse. Le nostre attività si svolgono in luoghi controllati e controllabili. Se è necessario il vaccino, chiediamo di essere vaccinati. Se si devono rivedere i protocolli, siamo pronti a rivederli. Ma questo deve servire a ridarci la dignità del lavoro”.

Queste in sintesi, le richieste avanzate nel documento consegnato al Prefetto: ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato; riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse; moratoria fiscale per gli anni 2020-2021; proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021; rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti;taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese; creazione di un piano “ripartenza” per il terziario; vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario; pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi; passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue.

“Noi siamo convinti che salute e lavoro possano e debbano convivere. Ma, soprattutto, pensiamo che ‘il futuro non si chiude’: dobbiamo quindi imparare a convivere con la pandemia, mettendo in atto – se necessario – misure ancora più restrittive per regolare le nostre attività, ma senza bloccarle totalmente, nel rispetto di quel diritto al lavoro sancito dall’articolo 4 della Costituzione” concludono i vertici delle due Associazioni”.