Costituita ALVA, Associazione dei laboratori artigiani di vicinato alimentare

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Il 19 novembre us si è ufficialmente costituita ALVA, Associazione dei laboratori artigiani di vicinato alimentare. La nuova realtà associativa, operativa in Fiesa Confesercenti, è pronta a difendere le prerogative della categoria e a lavorare per l’unità degli operatori economici.
L’incontro costituente tra gli operatori degli esercizi commerciali e di laboratori artigiani di vicinato alimentare si è incentrato sul tema del consumo sul posto negli esercizi commerciali e laboratori di vicinato alimentare e sulle questioni igienico-sanitarie e amministrative.
Il Coordinamento ha eletto coordinatrice nazionale del settore Elisabetta Secchi, operatrice del settore, di Roma.
Il confronto tra gli operatori delle diverse Regioni ha evidenziato che il tema del consumo sul posto viene affrontato in modo abbastanza eterogeneo, anche se si va affermando una linea amministrativa tendente al pieno riconoscimento della disciplina del consumo sul posto, secondo quanto sancito dalla legge nazionale 248/2006 e dalla sentenza del Consiglio di Stato dell’8 aprile 2019.
La vicenda- è stato evidenziato- è nota in quanto riconosce le imprese dell’alimentazione, di vendita e produzione artigiana, al centro di una lunga diatriba con la burocrazia ministeriale, e a scendere comunale, che rischia di bruciare decine di migliaia di imprese, per lo più start-up e giovani imprenditori, e di posti di lavoro e togliere servizi apprezzati da centinaia di migliaia di cittadini.

Come si sa, in qualche caso, la polemica è passata dalle contestazioni locali e dalle dichiarazioni alle aule dei tribunali, come nel caso di Roma. I motivi della discordia, a Roma come altrove, sono stati, e sono tuttora, gli arredi e le sedute, che i vigili comunali- in base a regolamenti comunali viziati da interpretazioni ministeriali fuorvianti- vorrebbero scomodi per i clienti, cioè non abbinati.
A fronte di questo orientamento, dagli interventi è emerso che i comuni stanno assumendo linee di politica autorizzativa pro imprese, favorendo la nascita di nuove aziende, lasciando posizioni senza nessun presupposto razionale né normativo, come sancito dalla Legge 248/2006 e dal Consiglio di Stato che ha definito illegittimo il regolamento comunale di Roma, oltre che “illogico”.
Nel corso del confronto è stato riaffermato che Fiesa Confesercenti e Alva, Associazione laboratori artigiani di vicinato alimentare, sono per il rilancio dei consumi e l’allargamento del mercato, per contrastare l’abusivismi e la crisi. In un momento di grave difficoltà dei consumi- è stato sottolineato- con migliaia di esercizi alimentari che chiudono, sarebbe impensabile impedire ai negozi alimentari di vicinato (gastronomie, macellerie, frutterie, panetterie e pescherie) e ai laboratori artigiani di svolgere l’attività di consumazione sul posto prevista e disciplinata dalla L. 248 del 2006, derivata dal decreto Bersani del 1998, che Fiesa volle e ottenne all’interno del decreto libanizzazione del commercio, D. Lgs 114, art 7 comma 3. Gli intervenuti hanno ricordato che la L. 248 del 2006
all’ art 4 comma 2 bis è chiarissima e dice che “
E’ comunque consentita … l’attività di vendita dei prodotti di propria produzione per il consumo immediato, utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.”
Su questa linea il coordinamento della nuova associazione nazionale ha ribadito che il tema guida deve essere quello di mettere le imprese, tutte le imprese alimentari, nelle condizioni di lavorare e dare risposte ai consumatori che in questi anni hanno spostato in modo consistente i consumi alimentari fuori casa. Il mercato del pasto consumato fuori casa è cresciuto, abbracciando operai ed impiegati, studenti e dirigenti, precari e disoccupati: un mercato ampio e diversificato che rappresenta target diversi per diverse tipologie di imprese. Ecco perché non si comprendono- né si possono fare battaglie di retroguardia. Il commercio ha altri problemi: i consumi che non partono e anzi si ritraggono, l’eccessiva tassazione sulle imprese, i regolamenti comunali che imbrigliano le attività,
la fiscalità locale sempre più asfissiante e in molti casi inefficiente.
A fronte di ciò Alva Confesercenti ha invitato a unire le attività economiche su posizioni di impresa attive, orientate al mercato e non su posizioni antagonistiche fine a sé stesse o addirittura anacronistiche. Le attività di laboratori artigiani con servizio di vicinato alimentare, che in Italia superano le 30.000 attività, con oltre 90.000 addetti, hanno tutte le autorizzazioni amministrative ed igienico sanitarie, sono regolarmente autorizzate e non possono essere limitate nell’esercizio delle loro attività. Ecco perché occorre lavorare insieme, perché il mercato si è modificato ed allargato Le energie degli operatori economici del vasto mondo dell’alimentazione debbono essere concentrate per ottenere più flessibilità sul piano delle politiche per le imprese, della gestione delle politiche del lavoro, delle pratiche burocratiche, per la gestione delle tariffe locali, delle utenze professionali, del governo del territorio.