Etichettatura alimenti: da maggio 2018 nuove norme

etichetta

E’ stato pubblicato, il Decreto legislativo n. 231/2017 relativo alla disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, nonché per quanto attiene all’adeguamento alle regole comunitarie in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti.

 

Tale provvedimento sarà in vigore a decorrere dal 9 maggio 2018.

Vendita di prodotti non preimballati

 

L’art. 44 del Regolamento n. 1169 stabilisce che, ove gli alimenti siano offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio oppure siano imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta, è obbligatoria la fornitura delle indicazioni di qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico o derivato da una sostanza o un prodotto che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata.

 

Il nostro Paese ha deciso inoltre di rendere obbligatoria comunque la fornitura di determinate indicazioni sui prodotti non preimballati, oltre a quelle sugli allergeni, come di seguito specificato su apposito cartello applicato ai recipienti che li contengono oppure di altro sistema equivalente, anche digitale, facilmente accessibile e riconoscibile, presente nei comparti in cui sono esposti.

 

Sul cartello devono essere riportate almeno le seguenti indicazioni:

  1. a) la denominazione dell’alimento;
  2. b) l’elenco degli ingredienti da dove devono figurare le indicazioni le sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze;
  3. c) le modalità di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili, ove necessario;
  4. d) la data di scadenza per le paste fresche e le paste fresche con ripieno
  5. e) il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2 per cento in volume;
  6. f) la percentuale di glassatura, considerata tara, per i prodotti congelati glassati;
  7. g) la designazione «decongelato»

 

Per  i  prodotti  della  gelateria,  della  pasticceria,  della panetteria, della pasta fresca e della gastronomia, ivi  comprese  le preparazioni  alimentaril’elenco  degli  ingredienti  può  essere riportato su un unico e apposito cartello tenuto ben in vista (il cosiddetto “cartello unico degli ingredienti”) oppure, per  singoli  prodotti,  su  apposito  registro   o   altro   sistema equivalente, anche digitale, da tenere bene in vista, a  disposizione dell’acquirente,  in  prossimità  dei  banchi  di  esposizione   dei prodotti stessi, purché le  indicazioni  relative  alle  sostanze  o prodotti di cui all’Allegato II del Regolamento (sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze) siano  riconducibili ai singoli alimenti posti in vendita.

 

Per le bevande vendute mediante spillatura il cartello può essere applicato direttamente sull’impianto o a fianco dello stesso.

 

I prodotti dolciari e da forno preconfezionati, ma destinati ad essere venduti a pezzo o alla rinfusa, generalmente destinati al consumo subito dopo l’acquisto, possono riportare le indicazioni solamente sul cartello o sul contenitore, purché in modo da essere facilmente visibili e leggibili dall’acquirente.

 

Indicazioni per i pubblici esercizi

 

In caso di i piatti serviti nei ristoranti e nei pubblici esercizi in genere, è obbligatoria solamente l’indicazione delle sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze.

 

Tale indicazione deve essere fornita, in modo che sia riconducibile a ciascun alimento, prima che lo stesso venga servito al consumatore finale e deve essere apposta su menù o registro o apposito cartello o altro sistema equivalente, da tenere bene in vista.

 

In alternativa, l’avviso della possibile presenza delle medesime sostanze o prodotti che possono provocare allergie o intolleranze può essere riportato sul menù, su un registro o su un apposito cartello che rimandi al personale cui chiedere le necessarie informazioni che devono risultare da una documentazione scritta e facilmente reperibile sia per l’autorità competente sia per il consumatore finale.

 

Con riferimento agli alimenti serviti alle collettività, trova applicazione, altresì, l’obbligo di riportare la designazione «decongelato».

 

Le acque idonee al consumo   umano   non   preconfezionate, somministrate nelle collettività ed in altri esercizi pubblici, devono riportare, ove trattate, la specifica denominazione di vendita «acqua potabile trattata» o «acqua potabile trattata e gassata» se è stata addizionata di anidride carbonica.

 

Sanzioni

 

L’operatore del settore alimentare che viola le disposizioni sopracitate in materia di vendita dei prodotti non preimballati è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro.

Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore del settore alimentare che omette, nella vendita dei prodotti non preimballati e degli alimenti non preimballati serviti dalle collettività, l’indicazione delle sostanze o prodotti che possono provocare allergie o intolleranze è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 3.000 euro a 24.000 euro.

Quando tale indicazione è resa con modalità difformi da quelle previste dalle disposizioni nazionali emanate ai sensi dell’articolo 44, paragrafo 1, del regolamento, all’operatore del settore alimentare si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro. Quando la violazione riguarda solo aspetti formali, essa comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 500 euro a 4.000 euro.

L’operatore del settore alimentare che omette, nelle fasi precedenti la vendita al consumatore o alle collettività, le indicazioni obbligatorie, è soggetto all’applicazione della  sanzione  amministrativa  pecuniaria del pagamento di una somma da 500 euro a 4.000 euro.

 

Per i produttori: identificazione delle partite di prodotti – Lotto

 

Premesso che per lotto, o partita, si intende un insieme di unità di vendita di una derrata alimentare, prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze sostanzialmente identiche, i prodotti alimentari non possono essere posti in vendita qualora non riportino l’indicazione del lotto di appartenenza.

Il lotto è determinato dal produttore o dal confezionatore del prodotto alimentare o dal primo venditore stabilito nell’Unione europea ed è apposto sotto la propria responsabilità; esso figura in ogni caso in modo da essere facilmente visibile, chiaramente leggibile ed indelebile ed è preceduto dalla lettera «L», salvo nel caso in cui sia riportato in modo da essere distinto dalle altre indicazioni di etichettatura.

Per i prodotti alimentari preimballati l’indicazione del lotto figura sull’imballaggio preconfezionato o su un’etichetta appostavi. Per i prodotti alimentari non preimballati l’indicazione del lotto figura sull’imballaggio o sul recipiente o, in mancanza, sui relativi documenti commerciali di vendita.

L’indicazione del lotto non è richiesta:

  1. a) quando il termine minimo di conservazione o la data di scadenza figurano con la menzione almeno del giorno e del mese;
  2. b) per i gelati monodose, venduti tal quali, e sempre che essa figuri sull’imballaggio globale;
  3. c) per i prodotti agricoli, all’uscita dall’azienda agricola, nei seguenti casi:

1)  venduti   o   consegnati   a   centri   di   deposito, di condizionamento o di imballaggio;

2) avviati verso organizzazioni di produttori;

3) raccolti per essere immediatamente integrati in un sistema operativo di preparazione o trasformazione;

  1. d) per i prodotti alimentari non preimballati di cui all’articolo 44 del regolamento;
  2. e) per le confezioni ed i recipienti il cui lato più grande abbia una superficie inferiore a 10 cm².

 

L’omissione dell’indicazione del lotto, o partita, comporta l’applicazione all’operatore del settore alimentare della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 3.000 euro a 24.000 euro. L’indicazione del lotto, o partita, con modalità differenti da quelle previste   dall’articolo 17 comporta l’applicazione all’operatore del settore alimentare della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro

 

Distributori automatici

 

Nel caso di distribuzione di alimenti non preimballati messi in vendita tramite distributori automatici o locali commerciali automatizzati, devono essere riportate sui distributori e per ciascun prodotto la denominazione dell’alimento, l’elenco degli ingredienti, qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico o derivato da una sostanza o un prodotto elencato in detto allegato che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata, nonche’ il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede dell’impresa responsabile della gestione dell’impianto.

 

L’operatore del settore alimentare che viola le suddette disposizioni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro. La medesima sanzione si applica quando le predette indicazioni obbligatorie non sono riportate in lingua italiana in conformità alle disposizioni dell’articolo 18, comma 2.

Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore del settore alimentare che omette di apporre sui   distributori   automatici l’indicazione delle sostanze o prodotti che possono provocare allergie o intolleranze  è  soggetto  alla  sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 euro  a 40.000 euro.

 

Prodotti non destinati al consumatore

 

I  prodotti  alimentari  destinati  all’industria,  agli utilizzatori commerciali intermedi ed agli artigiani per i  loro  usi professionali ovvero per essere sottoposti ad  ulteriori  lavorazioni nonche’ i semilavorati non destinati al consumatore devono  riportare come previsto per  i prodotti preimballati, il nome o la  ragione  sociale  o  il  marchio depositato   e   l’indirizzo   dell’operatore   alimentare,   nonche’ l’indicazione del lotto di  appartenenza, quando obbligatoria.

Dette indicazioni possono essere riportate sull’imballaggio o sul recipiente o sulla confezione o su un’etichetta appostavi o sui documenti commerciali, anche in modalità telematica, purché agli stessi riferiti.

 

L’operatore del settore alimentare che viola gli obblighi sulle menzioni obbligatorie e sulle modalità di apposizione delle stesse è soggetto all’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da  500 euro  a 4.000 euro.

 

Altre sanzioni

 

Riportiamo alcune delle sanzioni ritenute rilevanti per le categorie rappresentate

 

Premesso che si considera soggetto responsabile l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, dall’importatore nel mercato dell’Unione

 

Art. 3

La violazione delle disposizioni sulle pratiche leali d’informazione, comporta per l’operatore del settore alimentare l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 3.000 euro a 24.000 euro.

 

Art. 4

Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore del settore alimentare diverso dal soggetto responsabile, il quale, fornisce alimenti di cui conosce o presume, in base alle informazioni in suo possesso in qualità di professionista, la non  conformità  alla  normativa  in materia di informazioni sugli alimenti  applicabile  e  ai  requisiti delle pertinenti disposizioni nazionali, è  soggetto  alla  sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 500 euro a 4.000 euro.

Trattasi di una norma molto importante, perché obbliga i commercianti a stare molto attenti alla conformità delle indicazioni riportate sui prodotti dai fornitori.

 

Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore del settore alimentare che modifica le informazioni che accompagnano un alimento è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 16.000 euro.

Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore del settore alimentare che non assicura che le informazioni sugli alimenti non preimballati siano trasmesse all’operatore del settore alimentare che riceve tali prodotti è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro.

 

Art. 5

La mancata apposizione delle indicazioni obbligatorie del Regolamento relativa alle sostanze che possono provocare allergie o intolleranze, fatte salve le deroghe previste dal medesimo regolamento, comporta l’applicazione al soggetto responsabile della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 euro a 40.000 euro.

 

Art. 10

La violazione delle disposizioni   relative   ai   requisiti dell’etichettatura di alcune sostanze o prodotti che possono provocare allergie o intolleranze comporta l’applicazione al soggetto responsabile della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 16.000 euro.

 

Art. 12

La violazione delle disposizioni relative all’indicazione del termine minimo di conservazione, fatte salve le deroghe ivi previste, comporta l’applicazione al soggetto responsabile della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro.

La violazione relative all’indicazione, rispettivamente, della data di scadenza e della data di congelamento per la carne, le preparazioni di carne e i prodotti della pesca non trasformati congelati, fatte salve le deroghe ivi previste, comporta l’applicazione al soggetto responsabile della sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 16.000 euro.  Le diciture relative alle carni, alle preparazioni di carne ed ai prodotti della pesca non trasformati, surgelati conformemente alle norme dell’Unione europea, per le quali gli obblighi di cui all’allegato X, paragrafo 3, del Regolamento vengono ottemperati riportando in etichetta l’espressione «Surgelato il …», in luogo dell’espressione «Congelato il …» prevista  alla lettera a), non comportano l’applicazione delle sanzioni  di  cui  al presente articolo.

 

Salvo che il fatto costituisca reato, quando un alimento è ceduto a qualsiasi titolo o esposto per la vendita al consumatore finale oltre la sua data di scadenza, ai sensi dell’articolo 24 e dell’allegato X del regolamento, il cedente o il soggetto che espone l’alimento è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 5.000 euro a 40.000 euro.

 

Disposizioni transitorie

 

Gli alimenti immessi sul mercato o etichettati prima del 9 maggio 2018, data di entrata in vigore del decreto, in difformità dallo stesso, possono essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte.