Esercizio di vicinato con somministrazione: si può fare

Barman pouring hard spirit into glasses

La Direzione del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), interrogata da un Comune, ha espresso parere favorevole rispetto alla coesistenza tra un esercizio di vicinato con superficie di vendita mq. 242 ed un’attività di somministrazione di alimenti e bevande – nella fattispecie un bar – con area di mq. 33, avviati da un’impresa nella medesima unità immobiliare, malgrado il fatto che la vigente disciplina stabilisca per il c.d. “plurinegozio” una soglia massima di superficie complessiva di mq. 250.

Tale legittima convivenza tra diverse attività commerciali, ad avviso del Ministero, non risulta altresì essere subordinata ad eventuali limitazioni all’attività economica, poiché il richiamato ‘tetto’ di mq. 250 è riferibile alla sola superficie destinata all’esercizio di vicinato D. Lgs Bersani n. 114/1998 e ss. (Riforma del commercio) e in Toscana dal cd Codice del Commercio (L.R. 28/2005 e ssmmii)

  A tal proposito, la Direzione ha chiarito in sintesi quanto segue:

 

  • la vigente disciplina a livello nazionale di cui al DLgs 114/98 non vieta espressamente di ubicare ed avviare nel medesimo ambito spaziale due o più diverse tipologie di attività, nel caso di specie vendita e somministrazione, salvo restando l’onere per l’esercizio di vicinato nel settore alimentare di osservare il predetto limite di superficie e presentare al SUAP del Comune territorialmente competente la c.d. SCIA Unica, comprensiva di segnalazione d’apertura e notificazione sanitaria;
  • tantomeno risultano divieti di coesistenza o limiti di superficie in base alle vigenti disposizioni nazionali in tema di somministrazione di alimenti e bevande di cui alla Legge n. 287/1991 e ss. (Pubblici esercizi), ferma restando l’esigenza per il titolare del bar in questione di dotarsi di apposita autorizzazione o SCIA.