Giovanni Caso: «Stop al cashback, quei soldi servano a sostenere le imprese in difficoltà»

Giovanni Caso mascherina

GROSSETO – Una catastrofe che non è ancora terminata. Così Confesercenti commenta quanto emerge dal Dossier “Le imprese nella pandemia” per fare il punto sull’impatto della crisi generata dalla pandemia sul sistema economico, ad un anno di distanza dal primo lockdown.

Secondo l’indagine la spesa dei consumatori è tornata ai livelli del 1997, un passo indietro di 24 anni.

«La perdita di consumi e prodotto interno lordo è stata causata, in primo luogo, dalle restrizioni alle attività e al movimento delle persone attuate per contenere la diffusione del virus, dal lockdown alla classificazione per zone e fasce di rischio per regione. In media, in Toscana, i pubblici esercizi sono rimasti chiusi completamente per 143 giorni» afferma il presidente di Confesercenti Giovanni Caso.

A livello locale, dal 2019 al 2020, e dunque in un anno, nel settore del commercio sono state ben 327 le aziende maremmane che hanno chiuso l’attività. E solo 157 le nuove aperture con un saldo negativo di 170 aziende, come si evince dai dati del Centro studi e servizi della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno. 86 in meno nel settore alloggio e ristorazione. Il dato è, purtroppo, destinato ad aumentare qualora gli aiuti non dovessero arrivare. Di fatto, al momento, molte attività stanno attendendo la stagione estiva e le risultanze del piano vaccinale, con il relativo abbassamento degli indici di contagio, per capire cosa fare e se sia possibile andare avanti.

Gli aiuti diretti alle imprese, al momento, si sono rivelati troppo pochi. Tra crisi prolungata – e ristori ancora insufficienti – le attività economiche sono ormai al limite. Moltissime le aziende a rischio chiusura, la metà nei servizi e nel turismo e in special modo per bar e ristoranti.

Anche per questo la richiesta di Confesercenti è di prevedere ristori veri per le aziende e lo stop al cashback così da indirizzare quelle risorse al sostegno delle imprese in difficoltà. «Non siamo contrari al cashback, anche se andrebbe risolto il problema delle commissioni bancarie – prosegue Confesercenti – ma in una fase così drammatica gli sforzi devono andare nel senso del sostegno alle imprese, quindi quelle risorse sarebbe meglio usarle per i ristori alle aziende».

La ripresa dipende fortemente dalla normalizzazione della spesa delle famiglie e dall’entità delle restrizioni che verranno applicate alle attività economiche. Fondamentale, quindi, sarà l’esito della campagna vaccinale: se il rafforzamento annunciato dal nuovo esecutivo dovesse avere successo, il trend potrebbe essere invertito rapidamente. In particolare, secondo le stime elaborate da Confesercenti, sarebbero finalmente possibili stabili recuperi di attività.