Intervista a Enrico Tellini

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Enrico Tellini, già responsabile della zona sud di Confesercenti e vicepresidente della nostra associazione di categoria, si è dimesso in quanto candidato al Consiglio regionale toscano nella lista del Pd a sostegno di Eugenio Giani.

Abbiamo voluto incontrarlo per porgli alcune domande e capire l’idea di sviluppo che ha in mente per la nostra provincia.

  1. La nostra provincia soffre purtroppo da sempre di un gap di sviluppo rispetto alle altre province della Toscana. Quale modello di sviluppo ha in mente per questa terra?

Il modello non si discosta molto da quello che la natura ci ha consegnato: agricoltura e turismo. Abbiamo avuto un momento di successo anche nel settore del manifatturiero, ma poi le aziende hanno chiuso. Scontiamo, soprattutto sulla costa, una politica miope fatta di seconde e terze case. Al posto di costruire alberghi e strutture ricettive, che oggi avrebbero significato molto più lavoro ed una diversa qualità di immagine, si è preferito consumare suolo e bellezze naturali per un’elite. Non dobbiamo dimenticare che, nella voce agricoltura, si ricomprende la pesca e l’acquacoltura. Due linee economiche strategiche non solo per il territorio ma per l’intero pianeta, sempre in affanno per reperire cibo. Il mio modello è quello, ovviamente, di incrementare le eccellenze prima dette, favorendo oltre la quantità di prodotto agricolo anche un’accellerazione nella ricerca di piante che possano adattarsi meglio alle situazioni climatiche che sono cambiate. Nell’acquacoltura occorre produrre direttamente nel mare il pesce per i grandi mercati nazionali e per l’industria della trasformazione. Copiando semplicemente quello che già fanno i Paesi nord Europei da anni. Per il turismo occorrono infrastrutture: mi riferisco a strade sicure, maggiori convogli ferroviari, ciclovie, trasporti lagunari, parchi a tema, musei, etc. Dall’altra abbiamo bisogno che la classe imprenditoriale capisca che il mercato lo si conquista mixando la qualità con il prezzo, l’organizzazione con l’accoglienza, infine rimanendo aperti anche in inverno approfittando del nostro clima mite.

  1. La burocrazia, e una certa lontananza della macchina amministrativa, è una cosa che spesso lamentano le imprese, come possono, gli uffici pubblici, sostenere e agevolare il lavoro delle imprese?

La burocrazia è il “macigno” che affonda l’impresa. Non si tratta solo di prelievo fiscale, alto se paragonato con i servizi resi dallo Stato, bensì alla eccessiva proliferazione di leggi che intasano la vita delle imprese e degli uffici pubblici che sono chiamati a farle rispettare. L’Italia è famosa per le sue contraddizioni, anche legislative. La legge non basta mai, occorre la circolare esplicativa, il decreto attuativo, le interpretazioni dei ministeri, etc… confondendo operatori ed imprese. La Regione Toscana, purtroppo, nella sua seppur autonoma legiferazione non può certo ignorarle. Il Parlamento, ma soprattutto i dicasteri, devono semplificare i linguaggi e richiami a leggi precedenti. Formando più testi unici che leggi che si sovrappongono.

  1. Alle imprese si chiede spesso di essere smart, al passo con i tempi, 2.0, poi però si trovano a relazionarsi con amministrazioni che sono tutt’altro che al passo con i tempi. Come si può ovviare a questo problema.

Le imprese non possono essere essere chiamate a diventare smart ed efficienti, quando la macchina dei comuni non regge il loro passo. Occorre investire nella qualità di risposta dei Comuni. Attenzione, non parlo solo di tempi di risposta, ma della qualità dello sportello alle imprese. Occorre che ogni territorio sia monitorato statisticamente, efficientando i sistemi informatici, attivando banche dati con le quali l’impresa, anche da remoto, possa sapere flussi, Pil, linee di sviluppo in serbo alle amministrazioni, incentivi, bandi europei, etc. In pratica i Suap (Sportelli Unici per Attività Produttive) siano dei veri e propri consulenti e non meri raccoglitori di pratiche.

  1. Parliamo di infrastutture e viabilità: non solo Corridoio tirrenico, ma anche la viabilità minore di cui è intessuto il nostro territorio. E perché no, anche di “autostrade digitali”. Cosa serve alla Maremma per restare all’interno del tessuto produttivo e non mortificare lo sviluppo turistico?

Come dicevo, in primis dobbiamo avere infrastrutture che ci “connettono” in maniera sicura al resto dell’Italia (grandi città, grandi hub commerciali, porti, etc) Non possiamo tollerare più sistemi viari vecchi, insicuri, obsoleti, come la ferrovia Grosseto-Firenze, la “Due Mari”, l’Aurelia, la strada del “Cipressino” etc… Lo sviluppo lo si ottiene, anche, efficientando il lavoro di tutti. Lo abbiamo visto con l’emergenza sanitaria. Molti di noi, tra cui gli impiegati pubblici, hanno lavorato da casa, aumentando la capacità di risposta. La nostra provincia deve essere velocemente connessa con la fibra ottica. Tutti i comuni la devono ottenere. La Regione deve imporre un’accellerazione in questo senso. Oggi tutto “corre sul filo” e la Maremma deve mantenersi al passo con l’evoluzione digitale: solo così potremo considerarci parte essenziale della Regione e dell’Italia.