Split payment: cosa è e per chi è obbligatorio

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A partire dal 2018 vi saranno alcune novità in tema di split payment.

In particolare, queste novità sono stata introdotte all’articolo 3 del D.L. 148/2017, c.d. “Collegato fiscale alla finanziaria 2018”, che ha ampliato la platea dei soggetti che sono tenuti all’applicazione di questo meccanismo di scissione dei pagamenti.

Lo split payment è obbligatorio per:

  • Stato;
  • organi statali ancorché dotati di personalità giuridica;
  • enti pubblici territoriali e  consorzi tra essi costituiti;
  • Camere di Commercio;
  • Istituti universitari;
  • ASL e enti ospedalieri;
  • enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico;
  • enti pubblici di assistenza e beneficienza;
  • enti di previdenza;
  • consorzi tra questi costituiti.
  • società controllate di fatto dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dai ministeri;
  • enti o società controllate dalle amministrazioni centrali;
  • enti o società controllate dalle amministrazioni locali;
  • enti, fondazioni o società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70%, dalle amministrazioni pubbliche.

L’ampliamento dei soggetti interessati, con decorrenza 1° gennaio 2018, va ad aggiungersi a quello avente decorrenza 1° luglio 2017, previsto dall’articolo 1 del D.L. 50/2017, c.d. “manovra correttiva”, che ha esteso l’obbligo applicativo anche a:

  •  Lavoratori autonomi;
  •  Destinatari dell’obbligo di utilizzo della fattura elettronica;
  •  Varie categorie di società.

Scopo della presente informativa è quello di tracciare un quadro complessivo dei soggetti incisi da questa disciplina dal 2018 e di quali sono i principali adempimenti contabili a cui vanno incontro.

Meccanismo di funzionamento dello split payment

Lo split payment è un meccanismo di assolvimento dell’IVA che nasce con una funzione prettamente antielusiva, volta a contrastare il mancato versamento dell’IVA da parte di soggetti che pongono in essere operazioni con la Pubblica Amministrazione.

L’articolo 1 della legge di Stabilità 2015 ha, infatti, previsto per le Pubbliche Amministrazioni che acquistano beni  e servizi, qualora non siano soggetti passivi dell’IVA, di versare direttamente all’erario l’imposta sul valore aggiunto addebitata in fattura dai loro fornitori. Ciò significa che sono le stesse PA a dover liquidare l’IVA sugli acquisiti effettuati, senza che debbano provvedere i loro fornitori.

Tale meccanismo (split payment significa scissione dei pagamenti) è una misura attuata al fine di evitare le numerose frodi in ambito IVA e la continua e inossidabile evasione fiscale che attanaglia l’Italia da vari anni.

Funziona in questo modo:

  1. a) l’impresa privata emette una fattura “normale” con indicata anche l’iva ed avendo cura di apporre la seguente dicitura: “Operazione assoggettata a “split payment” con IVA non incassata dal cedente ai sensi art. 17-ter del DPR 633/1972”
  2. b) incassa dalla PA quanto dovuto per l’operazione eseguita al netto dell’IVA, (vale a dire l’imponibile e le eventuali spese anticipate escluse dal tributo),
  3. c) la PA poi si occupa di versare l’IVA a debito sull’operazione direttamente nelle casse dell’Erario.

In caso di ritardo e omesso versamento IVA da parte della PA, è prevista una sanzione pari al 30% dell’importo non versato.

Come sopra evidenziato, non sono modificate le ordinarie regole di fatturazione previste dall’articolo 21 del Decreto IVA.

In sede di registrazione della fattura, l’Iva viene annotata nel registro Iva vendite ma non calcolata nella liquidazione periodica.

Rimborsi IVA per chi applica lo split payment 2018: per i contribuenti che applicano la scissione dei pagamenti, e che potrebbero risulteranno a credito, è prevista la possibilità che queste operazioni split payment rientrino nel calcolo di quelle che possono ottenere il rimborso IVA anche trimestrale, del credito basato sull’aliquota media.