TARI: Applicazione ad un impianto di distribuzione carburanti

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Spesso ci vengono rivolti quesiti circa la correttezza delle richieste di pagamento della TARI da parte dei Comuni ai gestori sulle varie aree appartenenti ad un impianto di distribuzione dei carburanti.

I gestori, in particolare, vorrebbero avere maggiori certezze sulla debenza o meno della TARI in relazione alle seguenti aree:

 

– sottopensilina

– rampe d’accesso

– piazzale con sistema di raccolta acque reflue

– aree di scorrimento

– parcheggi

– lavaggio

– magazzino olio e accessori

– officina

– bar ed esercizi commerciali annessi

– uffici

– bagni

 

La legge di stabilità 2014, prevede che “Nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente”.

Questo perchè, assoggettando le aree produttive a TARI si darebbe origine ad “una ingiustificata duplicazione di costi, poiché i soggetti produttori di rifiuti speciali, oltre a far fronte al prelievo comunale, dovrebbero sostenere il costo per lo smaltimento in proprio degli stessi rifiuti”.

Ovviamente, nel rispetto della norma, l’esclusione dalla tassa avviene a condizione che i produttori di rifiuti speciali ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente”.

In merito all’applicazione della legge il 26 settembre 2018 è stata presentata un’Interrogazione parlamentare nella quale si chiedeva:

  • se, sussista in capo ai produttori l’obbligo di dimostrare e delimitare le aree in cui si producono rifiuti speciali non assimilabili agli urbani, onde sottrarle alla tassazione;
  • quali siano le modalità con le quali i produttori dovranno adempiere al citato obbligo e come potranno dimostrare l’avvenuto trattamento dei rifiuti;
  • quale certificazione/attestazione il contribuente/produttore sarà tenuto a produrre per ottenere la detassazione delle porzioni di superficie, atteso che la quarta copia del citato formulario sembrerebbe limitare la sua funzione conoscitiva alla sola presa in carico e non anche all’avvenuto trattamento.

 

In risposta all’Interrogazione, il 28 novembre scorso, il Dipartimento delle finanze ha fatto presente che:

non sussiste una tipologia definita della documentazione in discorso e che quindi è lasciato ampio spazio ai produttori, su cui ricade l’onere della prova, e ai Comuni, nell’esercizio della propria potestà regolamentare, di individuare specifiche modalità per dimostrare l’esistenza delle condizioni necessarie ad ottenere l’esenzione dal tributo, sempreché, si tratti di documentazione «idonea» a raggiungere la prova dell’esclusione.”

A tale proposito, dunque, non è possibile individuare un documento specifico con il quale i produttori adempiono agli obblighi in questione. Del resto, occorre sottolineare che spetta ai comuni, nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, definire la specifica documentazione che si richiede ai contribuenti/produttori.

 

Ai fini predetti, rimane a nostro avviso valida, nei princìpi, l’impostazione data dalla circolare del Ministero delle Finanze n. 9, del 21 dicembre 1990.

Detta circolare, chiariva come

<<ai fini della determinazione della superficie (coperta o scoperta) imponibile, talune aree   debbono comunque essere detassate in quanto:

  1. a) non produttive di rifiuti, non essendo utilizzate né utilizzabili per l’attività in esame (ad esempio locali inagibili, aree impraticabili o escluse con recinzione, eccetera);
  2. b) adibite ad una funzione  meramente  accessoria  rispetto  all’attività propria   della stazione  di servizio ed attività connesse (ad esempio aree a verde  intercluse o  aiuole con  funzione  ornamentale  o  di  rispetto,  aree visibilmente   delimitate  o   contrassegnate  destinate alla sosta temporanea gratuita  degli avventori  o dipendenti,  aree  visibilmente  adibite  in  via esclusiva   – cioè  non utilizzate anche come superfici operative o di carico e  scarico  dei   carburanti  od  altro  –  all’accesso  ed  all’uscita  degli autoveicoli   dall’area  di   servizio,  eccetera),  trattandosi  di superfici esenti (…), (sono invece soggette a tassazione autonoma  le aree  destinate ad un uso specifico distinto  da  quello  proprio della  stazione di  servizio come le attività di officina di riparazione,  di ristorazione, eccetera);
  3. c) escluse per legge dalla tassazione (…), trattandosi di superfici (coperte o scoperte) che, per struttura e destinazione risultano di regola produttive di rifiuti speciali o tossici e nocivi>>.