Vogliamo riaprire! Il tempo delle parole è finito

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“Vogliamo riaprire il tempo delle parole è finito! Adesso basta con annunci e promesse non mantenute.”  E’ questo il primo commento che come categoria vogliamo rappresentare all’indomani del prolungamento del lockdown – che, per inciso, costerà altri 10 miliardi di fatturato alle imprese – con la promulgazione del nuovo DPCM del 26 aprile.  Dopo quasi due mesi di interruzione delle attività commerciali, una non partenza di tutte quelle attività finanziarie di sostegno per le imprese (dal bonus all’accesso al credito agevolato…) ed i loro dipendenti promesse dal Governo ma non ancora attivate, è arrivata ieri sera la decisione di prolungare lo stop. Quando nella categoria moltissime attività si stavano già preparando a implementare al dettaglio tutti i protocolli di sicurezza per riprendere gradualmente il lavoro”.

Così Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti Toscana, che rilancia affermando che nel Governo è mancato il coraggio:

  • Nel non riaprire tutte le attività economiche in grado di rispettare le prescrizioni sanitarie,
  • Nel non agire su base regionale perché la situazione non è uguale in tutta Italia,
  • Nel non ammettere che un milione di nuovi poveri in due mesi sono una catastrofe,
  • Nel non aprire il commercio al dettaglio tutto insieme,
  • Nel non limitare la libertà dei prefetti di autorizzare quello che vogliono,
  • Nel non dire con chiarezza che se non ti faccio riaprire, lo stato si carica di sostenere l”azienda e il reddito.

Confesercenti ha scritto direttamente al Presidente Conte, esigendo chiarezza e riconfermando di voler riaprire subito dal 4 maggio tutto il commercio al dettaglio e protocolli immediati per la riapertura per tutti gli altri settori e chiesto un incontro urgente alla Regione che sostenga con noi percorsi di apertura anticipata rispetto alle insostenibili ipotesi sul tavolo.

Sul turismo poi, riconoscere verbalmente che sia il settore più colpito e non fornire indicazioni chiare o strategie di ripartenza della stagione turistica, e questo è inaccettabile dopo due mesi di blocco totale. Strutture ricettive, agenzie di viaggio, stabilimenti balneari, ristoranti, bar, guide turistiche ed ambientali ed altro sono pronti a fornire i propri servizi in sicurezza.

“Dobbiamo trovare delle soluzioni per coniugare salute e ripartenza, altrimenti l’emergenza sanitaria diventerà una catastrofe economica paragonabile ad una guerra” ha proseguito il Presidente Gronchi e chiediamo a Politica, Istituzioni, Regione, Comuni e tutte le imprese di condividere il nostro appello:

– Apertura immediata per tutte le categorie del commercio (come abbigliamento, accessori, calzature ecc) che possono rispettare le attuali normative di sicurezza, distanza, dispositivi di sicurezza e procedure per la messa a norma dei locali, come già accade per tutte quelle tipologie già oggi autorizzate a operare, quali alimentari, ottici, elettronica, cartolerie abbigliamento per bambini fiorai ed altro ancora.

– Attivare immediatamente protocolli comportamentale e procedurali per quelle tipologie di attività che per loro natura necessitano di adempimenti specifici quali ristorazione, mercati, fiere, parrucchieri ed estetiste, il tutto teso ad un’apertura da realizzarsi da oggi a pochi giorni

– Sostegno diretto con interventi a fondo perduto da parte dello Stato per sostenere le imprese e il reddito di tutti quei settori che non possono o non potranno ripartire subito

“Le attività commerciali, artigianali e di servizio di vicinato, così come i mercati ambulanti, rappresentano un punto di riferimento sicuro, proprio perché di prossimità, e possono riaprire in tutta sicurezza, rispettando i protocolli che abbiamo condiviso e sottoscritto. A tal proposito, ipotesi specifiche categoria per categoria, sono già state consegnate al Governo e alla Regione”.

 “C’è l’assoluta necessità, ha poi concluso Gronchi, che il 4 maggio sia una sorta di d-day della categoria, perché continuare, di contro, sulla strada tracciata dall’ultimo Dpcm significherebbe un prolungamento della attuale situazione, passando da un’emergenza sanitaria ad una più che probabile catastrofe economica con conseguenze inimmaginabili.

In gioco c’è la dignità e la vita delle nostre imprese ed il posto di lavoro di milioni di persone.